il Centro serve, ora più che mai
Ora più che mai il bipolarismo non è più sostenibile.
Esso continua a rappresentare le due facce della stessa medaglia.
E' la medaglia
dei gruppi politici consolidati, che, dopo aver schierato i cittadini gli uni contro gli altri nella tenzone elettorale, stentano
a dimostrare, da ambo le parti, di avere le carte in regola per risolvere i bisogni reali della gente.
Nel
marasma generale elettorale, in cui domina l'incertezza, si moltiplicano gli insulti e si scaricano le responsabilità, continua
a regnare tra la gente un profondo stato di sfiducia e rabbia.
Quello che ha partorito questo bipolarismo è già corrotto e invecchiato,
partendo dal federalismo fiscale.
Ora più che mai è necessaria la ricostruzione del Centro politico.
Non una nuova DC o i resti dell'UdC,
ma un Centro politico alternativo al duopolio partitico esistente, che sia capace di organizzare forze fresche provenienti dalla società
civile e dalla gente comune, che sia portatore di nuova linfa e di fondata speranza.
Non occorrono grandi leader, non occorrono grandi
investimenti, perché un pezzo di Centro è già in ognuno di noi.
Al più presto il Centro deve ricompattarsi, lasciando a destra ciò
che appartiene alla destra e a sinistra ciò che appartiene alla sinistra.
Il Centro è centro e non può vivere diviso. Deve solo ritrovare
la forza di ricompattarsi nei valori che gli appartengono: i valori dell'unità nazionale, della tolleranza, della moderazione, della
famiglia, della cristianità della vita.
21 aprile 2008 (data 1^ edizione)
Sergio Pacillo
E' talmente ingarbugliato e sottile il confine tra etica, politica, economia, bisogni ed aspettative sociali che, nonostante tutto,
se oggi dovessimo ritornare alle urne il PDL aumenterebbe probabilmente i suoi consensi, e questo solo perché manca una valida e credibile
alternativa politica.
Sicilia docet.
Allora quale potrebbe essere la via d'uscita?
Una sola, io credo.
Quella della perseveranza e del
richiamo instancabile, fatto innanzitutto a noi stessi, delle priorità etiche, quali premesse indispensabili da anteporre alle soluzioni
dei problemi sociali. ed economici.
Non vorrei però che facessimo come il rappresentante giapponese in seno alla FAO, per il quale
le soluzioni da trovare per porre fine alla fame del mondo, più che rispondere al bisogno di sfamare gli affamati devono rispondere
alla necessità di evitare ribellioni di questi popoli sfortunati contro quegli altri che, come il nostro, guazzano ancora in un generalizzato
benessere.
Veltroni, sceso dall’Aventino, ha tentato una certa opposizione.
Il PD ha cercato di rinnovarsi, ma si sta già
sfaldando, perdendo pezzi importanti.
Berlusconi potrà inciampare sui piedi di Bossi e il PDL, prima o poi, si scioglierà come
neve al sole.
Quel giorno il Centro, con o senza Casini, con o senza Cesa e Cuffaro, non dovrà farsi trovare impreparato.
18 giugno
2008 (data 1^ edizione)
Sergio Pacillo
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La politica è l'arte e la scienza del governare, ovvero la teoria e la pratica che hanno per oggetto l'organizzazione e l'amministrazione
dello stato e la direzione della vita pubblica.
In un sistema democratico, la responsabilità del suo fallimento ricade innanzitutto
sui governanti.
Però, anche se in proporzioni diverse, nessun cittadino può esimersi dalle proprie responsabilità.
La politica può fallire
per inefficienza, per incompetenza, per imprevisti o per collusione.
E' paradossale, ma è proprio in quest'ultimo caso
(la collusione)
che la responsabilità dei cittadini assume una valenza particolare.
Esiste, infatti, una responsabilità indiretta anche degli elettori
del politico colluso, se nel voto hanno cercato una via privilegiata per un posto di lavoro, un concorso, un trasferimento, una promozione,
un appalto.
Sono pochi quelli che possono dire a voce alta:
"Io non c'entro".
a cura di Sergio Pacillo
(3^ edizione: 05/03/10)
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