politica
CITTA' NUOVE
La politica è l'arte e la scienza del governare, ovvero la teoria e la pratica che hanno per oggetto l'organizzazione e l'amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica.
In un sistema democratico, la responsabilità del suo fallimento ricade innanzitutto sui governanti.
Però, anche se in proporzioni diverse, nessun cittadino può esimersi dalle proprie responsabilità.
La politica può fallire per inefficienza, per incompetenza, per imprevisti o per collusione.
E' paradossale, ma è proprio in quest'ultimo caso (la collusione) che la responsabilità dei cittadini assume una valenza particolare.
Esiste, infatti, una responsabilità indiretta anche degli elettori del politico colluso, se nel voto hanno cercato una via privilegiata per un posto di lavoro, un concorso, un trasferimento, una promozione, un appalto.
Sono pochi quelli che possono dire a voce alta:
Io non c'entro.
E' talmente ingarbugliato e sottile il confine tra etica, politica, economia, bisogni ed aspettative sociali che, nonostante tutto, se oggi dovessimo ritornare alle urne il PDL aumenterebbe probabilmente i suoi consensi, e questo solo perché manca una valida e credibile alternativa politica.
Sicilia docet.
Allora quale potrebbe essere la via d'uscita?
Io credo una sola.
Quella della perseveranza e del richiamo instancabile, fatto innanzitutto a noi stessi, delle priorità etiche, quali premesse indispensabili da anteporre alle soluzioni dei problemi sociali. ed economici
Non vorrei però che facessimo come il rappresentante giapponese in seno alla FAO, per il quale le soluzioni da trovare per porre fine alla fame del mondo, più che rispondere al bisogno di sfamare gli affamati devono rispondere alla necessità di evitare ribellioni di questi popoli sfortunati contro quegli altri che, come il nostro, guazzano ancora in un generalizzato benessere.
Veltroni, sceso dall’Aventino, sta tentando una certa opposizione, ma il PD si sta già sfaldando.
Berlusconi inciamperà sui piedi di Bossi e il PDL, prima o poi, si scioglierà come neve al sole.
Quel giorno il Centro, con o senza Casini, Cesa e Cuffaro, non dovrà farsi trovare impreparato
18 giugno 2008 Sergio Pacillo
Ora più che mai non è più sostenibile il bipolarismo.
Esso continua a rappresentare le due facce della stessa medaglia.
E' la medaglia dei gruppi politici consolidati, che, dopo aver schierato i cittadini gli uni contro gli altri nella tenzone elettorale, stentano a dimostrare, da ambo le parti, di avere le carte in regola per risolvere i bisogni reali della gente.
Nel marasma generale elettorale in cui ha dominato l'incertezza del futuro e si sono moltiplicati gli insulti, ha continuato a regnare tra la gente un profondo stato di sfiducia e rabbia.
Quello che ha partorito questo bipolarismo è nato già vecchio, partendo dal federalismo fiscale.
Ora più che mai è necessaria la ricostruzione del Centro politico.
Non una nuova DC o i resti dell'UdC, ma un Centro politico alternativo al duopolio partitico esistente, che sia capace di organizzare forze fresche provenienti dalla società civile e dalla gente comune, che sia portatore di nuova linfa e di fondata speranza.
Non occorrono grandi leaders, non occorrono grandi investimenti, perché un pezzo di Centro è già in ognuno di noi.
Al più presto il Centro deve ricompattarsi, lasciando a destra ciò che appartiene alla destra e a sinistra ciò che appartiene alla sinistra.
Il Centro è centro e non può vivere diviso. Deve solo ritrovare la forza di ricompattarsi nei valori che gli appartengono: i valori dell'unità nazionale, della tolleranza, della moderazione, della famiglia, della cristianità della vita.
21 aprile 2008 Sergio Pacillo
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il Centro serve, ora più che mai
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