Il sistema elettorale regola i procedimenti con i quali, in democrazia, i cittadini provvedono ad eleggere i propri rappresentanti politici.

Però non esiste un sistema elettorale perfetto

Un sistema, comunque, diventa accettabile quando assicura tre obiettivi fondamentali:

1- la governabilità;
2- la tutela delle minoranze;
3- la rappresentanza del maggior numero possibile delle istanze dei bisogni dell'intero paese

Non solo la legge elettorale in vigore è pessima ma si corrono seri rischi che la prossima possa essere peggiore su una strada senza ritorno.

Occorre un sistema elettorale, che:

a- eviti le alleanze,

b- riconosca il premio di maggioranza al  partito più forte,
c- assicuri in parlamento, senza sbarramento, le rappresentanze a tutte le forze che non  concorrono alla formazione del governo,
d- assicuri il voto di preferenza
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E’ ormai convincimento generale che un buon sistema elettorale debba assicurare la "governabilità".
La dice lunga, però, che questo termine non sia riportato nel dizionario enciclopedico italiano Treccani.
Certamente esso sta a indicare la prerogativa del Governo di esercitare “durevolmente” nel tempo il suo mandato di “potere esecutivo”, che consiste, in prima istanza, nell'applicazione delle leggi.
Questo potere va distinto dal “potere legislativo”, che è il potere di fare le leggi, e dal “potere giudiziario”, che è il potere di giudicare ed eventualmente punire chi viola le leggi.
Il Governo inoltre deve svolgere correttamente e stabilmente i suoi compiti di direzione e impulso del sistema amministrativo dello Stato, garantire l'ordine pubblico attraverso la gestione delle forze di polizia e dei penitenziari, condurre la politica estera dello stato e dirigere le forze militari.
E’ fortemente auspicabile che un Governo eserciti stabilmente il suo potere ma in democrazia la sua stabilità non è però la condizione più importante. Difatti essa è massima nelle dittature!
Per evitare che un Governo possa essere facile ostaggio della maggioranza parlamentare o che possa quindi essere messo facilmente in crisi, è sufficiente che le forze di maggioranza parlamentare siano le più ampie possibili e non rischino, a loro volta, di essere ostaggi di gruppi isolati nella possibilità di minacciare la sfiducia.
In questi ultimi tempi, a sostegno della governabilità, viene propagandata la necessità di rafforzare il bipolarismo, e, nel tentativo di eliminare i cosiddetti partiti  minori, accusati spesso d’essere solo ideologici o familiari, è stata introdotta la cosiddetta “soglia di sbarramento” ed è stata tolta all'elettore la possibilità di esprimere la sua prefernza per scegliere il candidato.
Cosicché con questo sistema elettorale stanno fuori dal parlamento italiano alcuni partiti storici come quello socialista e quello di rifondazione comunista, che nel bene e nel male, hanno dato moltissimo agli sviluppi della politica italiana.
Nel frattempo, i due partiti che sostengono fortemente il bipolarismo si sono create le cosiddette "spalle", il PdL la Lega e il Pd l'IDV, alleati di comodo (forse per poco) per chi è in maggioranza e di scomodo per chi è all'opposizione.
In cambio dell'appoggio, la Lega chiede l'attuazione del federalismo, avendo più volte minacciato anche il ricorso alle armi.
A questo punto sembra di cristallina chiarezza che per assicurare la Governabilità al Paese sarebbe bastato assegnare il premio di maggioranza al partito che avesse preso più voti, cioè al PdL, evitando le cosiddette alleanze.
Il premier sarebbe stato sempre Berlusconi ma egli sarebbe stato libero della palla al piede della Lega, che martella sul ben fermo paletto del FEDERALISMO FISCALE.
Quindi, concludendo, per assicurare la massima governabilità al Paese, sarebbe sufficiente assicurare "il premio di maggioranza" al partito più forte alle elezioni in senso relativo.
 
19 luglio 2008                                                              Sergio Pacillo
la riforma elettorale e la governabilità
wikipedia. potere esecutivo
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