Caro Veldibosconi,
ti riconosco di essere una specie di dio “in terra”, quasi "uno e quadrino", ma non ti ho potuto votare.
Non ti ho potuto votare, perché con i tuoi tentativi di riforme, in questi quindici anni
-         hai già rovinato il dettato costituzionale, uno dei più belli al mondo,
-          stai tentando di dare ulteriori colpi mortali alla Costituzione Italiana, modellandola a tua immagine e somiglianza
-         hai mortificato la democrazia, eliminando la preferenza delle elezioni,
-          non sei stato capace di assicurare alla giustizia i malfattori,
-          hai rovinato la scuola, mortificando la funzione docente,
-          hai creato uno stato di norme vessatorie, 
-          non sei stato capace di sviluppare una politica energetica in equilibrio con l’ambiente.
-          hai fatto aumentare il divario tra i ricchi, come te, ed i poveri, spingendo il ceto medio verso quest’ultimi,
-          hai svenduto i beni dello stato con la scusa delle privatizzazioni,
Non ti ho potuto votare, perché in questi quindici anni
-         hai dato pessimi esempi di educazione,
-          non sei stato capace di pulire Napoli,
-         non sei stato capace di assicurare un futuro ai giovani,
-          non sei stato capace di assicurare una serena vecchiaia ai lavoratori
-          hai speso malissimo le entrate fiscali e i contributi comunitari
Scusami ma proprio non ho potuto.
Perciò, pur non condividendo molte cose del programma enunciato dal Casini, come il ricorso a tutti i costi al nucleare, il numero chiuso alle università, la presenza di certe candidature non molto chiare, per questa volta ho votato Unione di Centro. Ciò ha significato votare De Mita, al quale non era mai andato finora il mio consenso, ma solo perché non lo capivo  troppo quando parlava.  De Mita era amico tuo. Non mi ha importato. Nel 2006 votai Scotti che stava al Centro e che ora è con te. Io rimango al Centro, questa volta abbondantemente inebriato dal lusinghiero programma di  Tabacci.

Scusami se ti scrivo da queso sito, ma sono profondamente convinto che da questa angolazione potrai ascoltare meglio le motivazioni, già espresse nel blog di Tabacci, del mio "non tanto inutile” voto.

21/04/08                                                                               Sergio Pacillo

La politica è l'arte e la scienza del governare, ovvero la teoria e la pratica che hanno per oggetto l'organizzazione e l'amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica.

In un sistema democratico, la responsabilità del suo fallimento ricade innanzitutto sui governanti.
Però, anche se in proporzioni diverse, nessun cittadino può esimersi dalle proprie responsabilità.

La politica può fallire per inefficienza, per incompetenza, per imprevisti o per collusione.

E' paradossale, ma è proprio in quest'ultimo caso (la collusione) che la responsabilità dei cittadini assume una valenza particolare.

Esiste, infatti, una responsabilità indiretta anche degli elettori del politico colluso, se nel voto hanno cercato una via privilegiata per un posto di lavoro, un concorso, un trasferimento, una promozione, un appalto.

Sono pochi quelli che possono dire a voce alta:
Io non c'entro.
ult. agg. 23/03/09
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