Nacque da onesti genitori di stirpe sannita e vienerese intorno all’anno 603, presso Castelvenere, nel Casale Vadari
(Vandano) dell’antica contrada Foresta del Contado di Cerreto Sannita (1).
Educato sin da bambino dai monaci del vicino cenobio basiliano,
fu da questi accompagnato a Benevento per completare gli studi e qui, perfezionatosi nelle sacre lettere, fu consacrato sacerdote
(2).
Dopo essere stato nominato dal vescovo di Telese arcipresbitero della chiesa parrocchiale morconese di S. Basilio ed avervi predicato
inutilmente la fede di Dio, avversato nel suo zelo mirante all’estinzione delle superstizioni e dei vizi ed accusato falsamente, si
vide costretto a ritornare a Benevento, dove fu subito stimato per santità e zelo (3).
In quegli anni accadde
che l'imperatore bizantino Costante II, sbarcato a Taranto e distrutta Siponto, assediò Benevento, tenuta dai Longobardi sotto la
guida del giovane duca Romualdo. Con l’aiuto della duchessa Theodorada, Barbato si fece promettere dal duca Romualdo la rinunzia all’idolatria
ed al culto della Vipera Anfisbena (Vipera d’oro a due teste) e pregò così intensamente la Madonna che Ella apparve nei pressi di
Porta Rufina, promettendo di intercedere per la liberazione dell’assedio da parte dei Greci. Allora l’incredulo Romualdo, testimone
oculare della celeste apparizione (secondo la tradizione si trovava sull’alto di una torre della cinta muraria, più o meno all’altezza
dell’odierna Chiesa dell’Annunziata), gli consegnò la Vipera d’oro adorata dal popolo, autorizzandone la fusione per ottenerne
un sacro calice (4).
Benevento fu liberata dalle truppe bizantine e, così, il 20 marzo del 663 (sotto il papa Vitaliano), alla morte
del vescovo Ildebrando, il nostro santo fu eletto vescovo dal clero beneventano con l’acclamazione di tutto il popolo, il quale
acconsentì anche a far abbattere il diabolico noce intorno al quale venivano esercitati i loro culti pagani. Ma, passata la tempesta,
quei riti, in modi più o meno nascosti, continuarono a perpetrarsi già sotto Romualdo, che per questo motivo fu aspramente rimproverato
dal nostro Santo. Ciò nonostante, negli successivi il simulacro della Vipera fu innalzato sopra una colonna, davanti alla quale i
Longobardi, benché battezzati, usavano chinare il capo in segno di riverenza e di rispetto verso le tradizioni dei loro
avi tutte le volte che vi passavano. E questa colonna era ancora in piedi nel 990, allorquando la buttò a terra un terribile
terremoto che distrusse quindici torri e provocò la morte di centocinquanta persone. Il culto continuò sotto altre forme,
tanto che in un documento del diciassettesimo secolo (in piena Inquisizione) veniva riportato il disegno di un altare con la
Vipera adorata da più persone all’interno delle mura della Città. E ci sono buone ragioni per affermare che quei culti, da qualche
parte nel Sannio, continuano a perpetrarsi ancora oggi (5).
Del luogo del famigerato "noce" non è dato saperlo con precisione.
Stefano
Borgia lo localizzò a Piano Cappelle, dove esisteva un Tempietto fatto erigere, secondo una certa tradizione, direttamente da
s. Barbato in onore di S. Maria in Voto (chiamandosi Voto il luogo in cui si recavano i Longobardi per sciogliere il loro voto). Secondo
altri, compreso l’autore di questo articolo, il luogo potrebbe essere localizzato verso lo Stretto di Barba, sia per il riferimento
toponomastico a s. Barbato, sia per la vicinanza a Ceppaloni. Località, questa, che potrebbe avere preso origine da "u cipp
a lun", cioè il “ceppo” del noce rimasto esposto al chiaro di “Luna” nella Baja del Noce Beneventano. E proprio qui ancora qualcuno non
ha smesso di credere esservi il maggior concorso di Streghe che vi accorrono di notte sopra una scopa, per celebrare sacrileghi
e lamiali congressi. Forse non a caso i Ceppalonesi, soprattutto nelle calde notti estive, amano promuovere uno speciale turismo al
richiamo di magiche attrattive, sponsorizzate proprio al chiaro di Luna. Non va sottaciuto che proprio questo luogo, insieme con quello
di S. Clementina, rimane privilegiato da diversi maghi e fattucchieri, che infestano tutt’oggi il Sannio, per implorare le forze
delle Tenebre a rafforzare i loro poteri occulti al servizio più o meno palese di Satana (6).
Con s. Barbato
il culto della Madonna della Libera incominciò a diffondersi in diversi paesi del Sannio, permanendo, per esempio, a Colle, a Montecalvo
Irpino, a Pietrelcina e a Mojano. L’immagine di una sua splendida statua viene oggi venerata nel luogo dell’apparizione, in una cappella
al pian terreno del palazzo Ferrara, dove, fino a qualche decennio fa s’erigeva l’umile ed antica cappella longobarda dedicata al
Signore in onore alla Madonna. E piace qui ricordare che il 16 ottobre dell’anno 1941 si unirono in matrimonio i genitori dell’autore
di questo articolo (7).
Il 30 gennaio del 668, il papa Vitaliano, per premiare l'opera pastorale di s. Barbato, volle unire alla Chiesa Beneventana le diocesi di Bovino, Ascoli, Larino e Siponto; da quest'ultima dipendeva la basilica sul Monte Gargano eretta in onore di s. Michele, già eletto a patrono di Benevento nel lontano 492 (8).
(1) B. S., op. cit., vol. I, cl. 887; Internet, Comune di Castelvenere – San Barbato (qui
si cita il 602 come anno della nascita). (2) B. S., op. cit., cl. 770; Ciarlanti G. V., op. cit., p. 194; D’Andrea F., op. cit., p.
11; Grassi F., I Pastori della Cattedra Beneventana, op. cit., p. 23; Sarnelli P., op. cit., p. 32; Padre Tommaso-Cappuccino,
Morcone, op. cit., p. 86; www.comunedicastelvenere.it (3) Ciarlanti G. V., op. cit., p. 194; Internet, Comune di Castelvenere
– San Barbato;Sarnelli P., op. cit., p. 32; Padre Tommaso-Cappuccino, Morcone, op. cit., p. 86. (4) Ciarlanti G. V., op. cit., p. 194;Sarnelli P., op. cit., p. 32; Padre Tommaso-Capp., Morcone, op. cit., p. 86. (5) B. S., op. cit., cl. 770 e 771; Ciarlanti G. V., op.
cit., p. 194;D’Andrea F., op. cit., p. 11; De Nicastro G., op. cit., p. 7/21; Grassi F., I Pastori della Cattedra Beneventana, op.
cit., p. 23 (il Grassi cita l’anno 664); Iamalio A., op. cit., p. 132; Sarnelli P., op. cit., p. 32; Padre Tommaso-Cappuccino, Morcone,op. cit., p. 86; Romano F., Benevento tra Mito e Realtà, op. cit., vol. I, prima pagina. (6)Borgia S., op. cit., vol. I, p. 212; De
Lucia S., Passeggiate beneventane, op. cit., p. 33. (7) Borgia S., op. cit., vol. II, p. 277; Cavalletti G.B.M., op. cit., interno;Grassi F., I Pastori della cattedra Beneventana, op. cit., p. 23; Il Sannio, quotidiano cit., 1° agosto, 1998, p. 11; Rotili Mario,Benevento e la Provincia Sannitica, op .cit., p. 290. (8)Sarnelli P., op. cit., pp. 33, 221, 222 e 245. (9) Arcidiocesi di Benevento, op.
cit., p. 13; Borgia S., op. cit., vol. I, p. 130; Sarnelli P., op. cit., p. 34. (10) Borgia S., op. cit., vol. I, p. 214; Grassi F.,op., cit., p. 23; Il Mattino, quotidiano cit., 9 febbraio 1998, p. 12; Massimo editore, op. cit., pp. 575; Rotili Mario, Benevento
e la Provincia Sannitica, op. cit., p. 290; Treccani, op. cit., vol. II, p. 74, voce Barbato, santo. (11) Vigliotti N., Telesia … Telese, op.
cit., p. 67. (12) B. S., op. cit., vol. II, cl. 772; Borgia S., op. cit., vol. III, pp. 67 e 69; Ibidem, vol. II, pp. 418 e 419; De
Nicastro G., op. cit., p. 50/45; Sarnelli P., op. cit., p. 93. (13) Arcidiocesi di Benevento, op. cit., p. 13 (viene indicato l’anno
682 come quello della sua morte); B. S., op. cit., vol. II, cl. 772 (cita il giorno 20 e non il 10); Grassi F., I Pastori della Cattedra
Beneventana, op., cit., p. 24; Sarnelli P., op. cit., p. 34 e 163; Treccani, op. cit., vol. II, p. 74, voce Barbato, santo (secondo
Treccani s. Barbato morì nel 682). (14) Il Mattino, quotidiano cit., 9 febbraio 1998, p. 12.