L’Udc non aderì all’invito di Berlusconi e Fini di entrare nel PdL e di rinunciare al suo simbolo. Questo tutti lo hanno capirono.
Non
tutti però compresero perché Casini continuò ad usare il termine “annessione”.
E non tutti apprezzarono lo
sforzo che il leader dell’Udc fece, inutilmente, per aprire una discussione sul momento storico che stava per aprirsi.
Il popolo
italiano è andato al voto con una legge elettorale di tipo bulgara, che non ha consentito ai cittadini di scegliere i propri
candidati e che ha bloccato drasticamente qualsiasi spinta di rinnovamento dal basso.
A sinistra, con una specie di consultazione di massa, senza un vero e proprio dibattito sui valori etici, i due partiti più grandi si sono fusi, mostrando i muscoli, ed hanno eletto a leader Veltroni, già sindaco di Roma, il quale ha consegnato la sua eredità al ministro Rutelli, ex sindaco della Città Eterna. Praticamente, in nome del rinnovamento, volevano scambiarsi i posti e non ci sono riusciti
A destra, il liberista Berlusconi ha
fatto nascere il PdL, lasciando scatenare le ire di Casini e Fini, il quale, però, appena sciolte le camere, senza alternative ma
già sicuro della vittoria, vi confluì senza batter ciglio e senza peraltro sciogliere AN.
Iniziava così il braccio di ferro
con un netto vantaggio della destra.
Ma Casini, invitato a salire sul treno del vincitore e ad abbandonare il suo simbolo, ribadiva
più volte di non lasciarsi annettere e di non sciogliere il partito.
Berlusconi tentava di smussare gli angoli. Quale annessione, ribadiva
più o meno dalla tribuna di Porta a Porta, gli chiediamo solo di aderire spontaneamente, come spontaneamente ha aderito FI.
Si. FI
aveva aderito spontaneamente, ma solo a se stessa ed a Berlusconi.
Casini continuava a ribadire fino alla nausea di non lasciarsi annettere,
ma non si aprì nessuna discussione sull’uso del termine.
Con una certa noncuranza, tutti, compresi i più attenti osservatori, fecero finta
di tollerarne l’uso improprio lasciandolo passare come un’improprietà di linguaggio.
Casini si era chiesto perché mai un partito
che si definiva liberista come il PdL temesse le diversità, tenne duro e coraggiosamente rimase fuori.
In realtà, Casini tentò
di smascherare la corsa del PD verso il Centro lasciato libero dal PdL fortemente radicalizzato a destra e sperava di ridare vita
ad una coalizione di moderati e cattolici, capace di riappropriarsi dello spazio politico che appartiene loro di diritto: il Centro.
Nella
stessa direzione andò la Rosa Bianca di Tabacci e tentò di andare l’Udeur di Mastella, che per quanto dir si
voglia, fu l’unico a difendere i valori dei moderati e dei cattolici nel governo Prodi.
Ci sono fondati timori che la gente non abbia capito proprio niente.
Speriamo che nel futuro prevalgano ragione e buon senso.