L’Italia, pur essendo fondata su una delle migliori forme costituzionali al mondo, soffre molto di democrazia mancata e da qualche
ventennio è sempre più mal governata da un complesso di forze politico-economiche, che, pur essendo formalmente elette dal popolo,
lo rappresentano solo marginalmente.
Sta aumentando sempre di più il divario tra ricchi e poveri e tra coloro che vantano di star bene
e quelli che stanno male.
In un marasma generale fatto di pressappochismo, incompetenza, interessi personali e disordine, si vanno
invocando nuove regole, forse con il mal celato intento di confermare i privilegi ai forti tralasciando sempre di più i diritti ai
deboli.
Sono profondamente convinto che per ridurre questi divari si devono bloccare le privatizzazioni.
A giustifica di quest'ultime
si adducono gli sprechi della pubblica amministrazione.
Niente di più errato, perché gli sprechi, per quanto siano sempre da condannare
ed evitare, ritornano nel tempo, insieme alla spesa, nel flusso circolare famiglie-imprese, a vantaggio complessivo della produzione.
Viceversa
in un regime di gestione privatistica dei servizi pubblici primari, come accade per le FERROVIE, l'ENEL, le POSTE, le AUTOSTRADE,
che agiscono in assenza quasi assoluta di concorrenza, non tutti i profitti delle aziende si trasformano in acquisti di beni e servizi;
cosicché diminuisce la produzione ed aumenta la disoccupazione o, perlomeno, essendo il lenzuolo sempre lo stesso, si può avere l'impressione
che diminuisca la disoccupazione ma nel contempo diminuisce anche il potere di acquisto dei salari, soprattutto i più bassi.
Questo
perché, questi privati, capitalizzando spesso ricchezza inimmaginabile, l'esportano o la prestano allo stesso Stato, per esempio sotto
forma di BOT o CCT, contribuendo ad aumentare il deficit pubblico.
E poi, se la gestione di un servizio pubblico primario rende tanto
ai privati, perché non dovrebbe rendere altrettanto anche allo Stato, che potrebbe così ridurre la pressione fiscale?
Troppo spesso
poi, addirittura, questo Stato sostiene finanziariamente i privati concorrenti, senza nemmeno pretendere in cambio che siano assicurati
i servizi essenziali ai ceti più sfortunati, giustificando, per esempio, il taglio dei "rami secchi" nelle ferrovie e la chiusura
dei poliambulatori perché "non più funzionali".
Paradossalmente si vuol far continuare a credere che per risanare il bilancio dello
Stato si devono continuare a (s)vendere le aziende pubbliche ai privati, come sta accadendo con l'ALITALIA.!
Cosicché, ristretti i
mercati interni, aumentati i prezzi, accresciuta la domanda di lavoro, diminuito il costo della mano d'opera, con la magra consolazione
che la moneta europea gode di buona salute, non stanno nemmeno più sicuri quei ceti medi che oggi, vivendo chiusi nel proprio
guscio, si illudono di fare una vita spensierata.