Sostenere la posizione antinuclearista non è una presa di posizione preconcetta contro qualcuno ma deriva da una serie di convincimenti.
Tra questi assume la maggiore rilevanza il pericolo derivante dallo smaltimento dei rifiuti radioattivi.
In Italia era stato individuato
a Scanzano Ionico in Basilicata il sito unico per la raccolta delle scorie nucleari.
La Sogin, incaricata a redigere uno studio per
conto del governo aveva fornito sostanzialmente un parere favorevole concludendo “Il sito identificato nel territorio di Scanzano
Jonico presenta per tutti gli aspetti citati caratteristiche di massima idoneità. La scelta sarà validata per il deposito per i rifiuti
di II categoria e in prospettiva, attraverso un laboratorio sotterraneo di ricerca, per il deposito di rifiuti di III categoria”.
Il
deposito sotterraneo realizzato nel sito indicato è insensibile al rischio idraulico perché completamente isolato rispetto alla circolazione
idraulica superficiale e di falda”.
Sentiamo ora cosa ha detto a proposito Carlo Rubbia:
«Si apre a questo punto grave problema dell'eliminazione
dei rifiuti radioattivi. Con vari metodi sono inceneriti, triturati, macinati, pressati, vetrificati e inglobati in fusti impermeabili
a loro volta disposti in recipienti di acciaio inossidabile, veri e propri sarcofaghi in miniatura.
Queste "vergogne" dell'energia
nucleare vengono nascoste nelle profondità sotterranee e marine. Non abbiamo la minima idea di quello che potrebbe succedere dei fusti
con tonnellate di sostanze radioattive che abbiamo già seppellito e di quelli che aspettano di esserlo. Ci liberiamo di un problema
passandolo in eredità alle generazioni future, perché queste scorie saranno attive per millenni.
La sicurezza assoluta non esiste neppure
in quest'ultimo stadio del ciclo nucleare. I cimiteri radioattivi possono essere violati da terremoti, bombardamenti, atti di sabotaggio.
Malgrado tutte le precauzioni tecnologiche, lo spessore e la resistenza dei materiali in cui questi rifiuti della fissione sono sigillati,
la radioattività può, in condizioni estreme, sprigionarsi in qualche misura, soprattutto dai fusti calati nei fondali marini. Si sono
trovate tracce di cesio e di plutonio e altri radioisotopi nella fauna e nella flora dei mari più usati come cimiteri nucleari. Neppure
il deposito sotterraneo, a centinaia di metri di profondità può essere ritenuto secondo me, completamente sicuro. Sotto la pressione
delle rocce, a migliaia di anni da oggi, dimenticate dalle generazioni a venire, le scorie potrebbero spezzarsi o essere assorbite
da un cambiamento geologico che trasformi una zona da secca in umida, entrare quindi nelle acque e andare lontano a contaminare l'uomo
attraverso la catena alimentare. A mio parere queste scorie rappresentano delle bombe ritardate. Le nascondiamo pensando che non ci
saremo per risponderne personalmente”.
Personalmente, tra i due pareri preferisco dar credito a quello di Rubbia, certamente più scientifico
e disinteressato.
Poi il progetto su Scanzano Jonico è stato fortunatamente abbandonato! Pare.
Purtroppo il problema dell’approvvigionamento
energetico permane ed è pure grande!
22 maggio 2008 Sergio Pacillo