Per lungo tempo dopo il referendum fu eluso il problema degli impianti e delle scorie delle centrali nucleari chiuse. Finalmente nel 1999 fu disposto un piano strategico e venne definito un accordo di programma con le Regioni. L’Enel ebbe il compito di costituire la Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari) per lo smantellamento degli impianti nucleari dismesse, la chiusura del ciclo del combustibile e tutte le attività connesse e conseguenti, il recupero dei materiali, il recupero ed il riutilizzo dei siti occupati dagli impianti dismessi.

Nata con 400 dipendenti, la Sogin ne conta oggi circa 800 ed il Ministero del Tesoro ne possiede il 100% del capitale.

Nel mese di maggio 2008 l’Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas ha riconosciuto alla Sogin costi sostenuti nell'anno 2007 per le attività di smantellamento delle centrali elettronucleari dimesse, di chiusura del ciclo del combustibile e attività connesse e conseguenti in misura pari a 178,2 milioni di euro, al netto delle imposte, più altre bazzecole.

In conclusione le Centrali non sono state smantellate, le scorie stanno dove stavano ed il costo giornaliero per tenere in vita questa struttura, che è il lascito del tanto amato nucleare, è di circa 500.000 euro al giorno.

La Sogin in realtà non sa ancora come fare.

E nessuno ha ancora risolto  il problema di come smantellare una centrale nucleare una volta che essa ha terminato il suo ciclo vitale. Per costruire un impianto nucleare ci vogliono dai cinque ai dieci anni,  ed esso "dura" in vita dai venti ai trenta. Ci vogliono poi circa 10 altri anni per raffreddarne il nocciolo. Non basta. Occorre trovare il modo  per  stoccare le tonnellate di acciaio e cemento radioattivi e per la bonifica del territorio.

A titolo di esempio. Per costruire la centrale nucleare Usa di Maine Yankee negli anni '60 furono  investiti 231 milioni di dollari correnti. Recentemente questa centrale ha terminato il suo ciclo di vita e per smantellarla sono stati preventivati 635 milioni di dollari correnti.

Per smantellare le quattro centrali nucleari italiane l'International Energy Agency ha stimato un costo pari a 2 miliardi di dollari.

Ma quanto è vantaggioso questo nucleare!

Per ora accontentiamoci di vedere  nella bolletta ENEL la tassa (variabile) della  componente A2, per "attività nucleari residue", che si aggira normalmente intorno all’1% e che rientra in quell'8% degli "oneri generali del sistema".

30 giugno 2008                                                    Sergio Pacillo

 

Il reattore EPR Olkiluoto in Finlandia (da circa 1,5 GW), che sarebbe dovuto costare 2,5 miliardi di euro, al momento tende a superare il costo di 4 miliardi di euro.

Generalmente il costo di costruzione di un reattore nucleare può raggiungere anche due o tre volte quello preventivato.

Il reattore finlandese ha visto il via nel 1999 e terminerà forse nel 2014.

Il ciclo di vita di un reattore nucleare va dai venti ai trent’anni. Ma il nocciolo per spenersi ha bisogno di altro tempo, che può andare dai cinque ai  dieci anni.

Il costo di smantellamento può arrivare anche a raggiungere tre o quattro volte quello di costruzione.

 Quindi solo il costo di un EPR come quello di Olkiluoto in Finlandia (da circa 1,5 GW), che coprirebbe meno del 3% del nostro fabbisogno elettrico, si aggirerebbe intorno ai 35 miliardi di euro.

Si può concludere che l'ammortamento di questa somma in 35 anni, implica per la collettività la spesa di 1 miliardo all’anno.

 

ult. corr.. 22/03/09
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